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	<title>Emilia by food &#187; Come si fa</title>
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	<description>Racconti, video, interviste dalla filiera alimentare emiliana</description>
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		<title>Corsi di 2° livello per Assaggiatori di Parmigiano Reggiano</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 12:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Associazione Assaggiatori Parmigiano Reggiano (A.P.R.), organizza durante tutto il mese di aprile, il corso per 2° livello di assaggiatore professionale di Parmigiano Reggiano.
Ovviamente non possono mancare interessanti approfondimenti sugli aspetti tecnici, aspetti che non vanno tralasciati al fine di comprendere meglio il risultato del lavoro dell&#8217;uomo e della naturale stagionatura del nostro Grande Formaggio.
Tenere in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<a href="http://www.assaggiatori.parmigiano-reggiano.it/" target="_blank">Associazione Assaggiatori Parmigiano Reggiano (A.P.R.)</a>, organizza durante tutto il mese di aprile, il corso per 2° livello di assaggiatore professionale di Parmigiano Reggiano.<br />
Ovviamente non possono mancare interessanti approfondimenti sugli aspetti tecnici, aspetti che non vanno tralasciati al fine di comprendere meglio il risultato del lavoro dell&#8217;uomo e della naturale stagionatura del nostro Grande Formaggio.<br />
Tenere in considerazione e conoscere le tecniche di produzione e le variabili che possono intervenire durante la stagionatura, è importante per affrontare un&#8217;analisi sensoriale più consapevole e il meno &#8220;soggettiva&#8221; possibile.</p>
<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-1152" href="http://www.emiliabyfood.it/corsi-di-2%c2%b0-livello-per-assaggiatori-di-parmigiano-reggiano/latte/"><img class="aligncenter" title="latte" src="../wp-content/uploads/latte-425x237.jpg" alt="latte" width="425" height="237" /></a></p>
<p>Il corso è sia a Parma che a Reggio Emilia.</p>
<p>Per Parma, le date sono:<br />
6 &#8211; 8 &#8211; 13- 15 -20 -22 -27 aprile dalle 20,30 alle 22,20 e 8 maggio alla mattina. Presso Agriform in Via Torelli, 17.</p>
<p>Per Reggio Emilia le date sono:<br />
12 &#8211; 14 &#8211; 19 &#8211; 21 &#8211; 26 &#8211; 28 aprile dalle 20,20 alle 22,30  e 3 maggio al mattino.<br />
Presso il Consorzio Parmigiano Reggiano in Via Kennedy, 18.</p>
<p>In entrambi i casi l&#8217;ultima giornata di maggio, sarà riservata ad una allegra scampagnata al <a href="http://www.museidelcibo.com/page.asp?IDCategoria=217&amp;IDSezione=912&amp;ID=298790" target="_blank">museo del Parmigiano Reggiano di Soragna (PR)</a>.</p>
<p>Posti limitati ovviamente (telefonare allo 0522-506160).</p>
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		<title>ARCHEOLOGIA VITICOLA REGGIANA.</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 08:29:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Come si fa]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
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		<description><![CDATA[ARCHEOLOGIA VITICOLA REGGIANA.
di Laura Zini
La biodiversità delle specie agrarie, era ben nota un tempo, patrimonio e ricchezza da cui si attingeva a piene mani, per produrre vini e mettere in tavola sapori che fossero espressione di tutte le possibilità che la natura generosamente offriva.
Così infatti si ricorda che nella sola nostra provincia reggiana esistevano, nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ARCHEOLOGIA VITICOLA REGGIANA.<br />
di Laura Zini</p>
<p>La <strong>biodiversità delle specie agrarie</strong>, era ben nota un tempo, patrimonio e ricchezza da cui si attingeva a piene mani, per produrre vini e mettere in tavola sapori che fossero espressione di tutte le possibilità che la natura generosamente offriva.</p>
<p>Così infatti si ricorda che nella sola nostra provincia reggiana esistevano, nei singoli vigneti privati, sempre degli orti botanici rappresentanti di tutte le varietà presenti sul territorio, che fino al 1960 erano assai numerose.</p>
<p>Già il <strong>Bertozzi</strong> (1840), riporta la presenza nel reggiano di 110 vitigni diversi, dato confermato da <strong>Pizzi</strong> che nel 1891 analizza l&#8217;acidità e gli zuccheri di 113 varietà presentate all&#8217;Esposizione del Consorzio Agricolo.</p>
<p>Questa diversificazione così ampia era senz&#8217;altro dovuta, alla natura stessa dei <strong>Lambruschi</strong>, molto diffusi in questi areali, e ciò ne giustifica l&#8217;ampia variabilità genetica, in più contribuirono a crearla i diversi caratteri ambientali dei terreni, del clima, della geologia, della morfologia e pedologia (dalla pianura alla montagna alta 2000 m), nonchè transiti e dominazioni di popolazioni diverse, che a partire dai primi insediamenti in loco (citazioni romane di M.Porcio Catone II°sec a.C. e del basso medioevo 882 d.c.), hanno sempre avuto la vite come miglior compagna, stimolandone il variegato utilizzo.</p>
<p><a href="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/uve-medicee2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1111" title="uve medicee" src="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/uve-medicee2.jpg" alt="uve medicee" width="300" height="221" /></a></p>
<p>In provincia di Reggio, per iniziativa del <strong>Consorzio per la tutela dei vini Reggiano e Colli di Scandiano e Canossa</strong>, si sono ritrovati ancora presenti: Balsamina o Marzamina, Berzemino Capolico o Marzemino o Berzemino Passo o Selvatico, Bianca di Poviglio, Bordò, Dorata di Montericco, Fogarina di Gualtieri, Fortana o Uva d&#8217;Oro o Bonamico o Uva d&#8217;oro di Comacchio, Lambrusco a Foglia frastagliata o Enantio, Lambrusco Barghi o di Rivalta o di Corbelli, Lambrusco Benetti o Benatti, Lambrusco dei Vivi o Perla dei Vivi, Lambrusco di Fiorano o Lambruscone o Oliva Grosso, Lambrusco Oliva o Mazzone o Olivina o Olivello, Lambrusco Picol Ross o dal Peduncolo Rosso, Morettina o Filippina, Occhio di Gatto, Rossara o Rossina, Scarsafoglia o Schezzafoglie, Scorzamara o Gusciamara, Sgavetta o Schiavetta o a Foglia Verde, Termarina o Uva Passerina, Uva Tosca o Montanara o Montanarina.</p>
<p><a href="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/foglia1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1102" title="foglia" src="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/foglia1.jpg" alt="foglia" width="102" height="102" /> </a><a href="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/uva-22.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1103" title="uva 2" src="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/uva-22.jpg" alt="uva 2" width="150" height="113" /></a> <a href="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/uva-3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1104" title="uva 3" src="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/uva-3.jpg" alt="uva 3" width="125" height="95" /></a> <a href="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/uva.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1105" title="uva" src="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/uva.jpg" alt="uva" width="115" height="127" /></a></p>
<p>Se consideriamo che nel già citato vino della <a href="http://www.emiliabyfood.it/vigna-migliolungo-cantina-sociale-di-arceto-e-regio-istituto-zanelli/"><strong>Cantina Sociale di Arceto Vignamigliolungo</strong></a> rientrano proprio l&#8217;Oliva, l&#8217;Amabile di Genova, il Marzemino, la Sgavetta, la Cornona, la Filucca, l&#8217;Uva della Quercia, la Termarina Rossa, l&#8217;Uva Tosca, il Picol Ross, la Scorza amara, l&#8217;Uva Bisa, il Lambrusco Nobel, il Viadanese, il Corbelli e molte altre, possiamo ben vedere, ma sopratutto provare, in un mix avvolgente e anche un pò stordito da questa giostra di antichi aromi, l&#8217;effetto unito, dall&#8217;antica eco, del passaggio della storia attraverso le nostre terre, che l&#8217;uva è riuscita a ricondurre fin qui.</p>
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		<title>Video: Spinatura o rottura della cagliata nella produzione del Parmigiano-Reggiano</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 08:06:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quinta puntata del video sulla produzione del Parmigiano Reggiano, come sempre insieme al Mastro Casaro Cristian Pederzoli del Caseificio Castellazzo.
Di seguito al video trovate la trascrizione integrale dell’intervista.
CP: Cristian Pederzoli, Mastro Casaro del Caseificio Castellazzo.
I: Intervistatore, Andrea Bezzecchi.
Video: Spinatura o rottura della cagliata nella produzione del Parmigiano-Reggiano








CP: La fase del coagulo. Che cosa succede? Succede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quinta puntata del video sulla produzione del Parmigiano Reggiano, come sempre insieme al Mastro Casaro <strong>Cristian Pederzoli </strong>del Caseificio Castellazzo.</p>
<p><strong>Di seguito al video trovate la trascrizione integrale dell’intervista.</strong></p>
<p>CP: Cristian Pederzoli, Mastro Casaro del Caseificio Castellazzo.<br />
I: Intervistatore, <strong>Andrea Bezzecchi</strong>.</p>
<p><em>Video: Spinatura o rottura della cagliata nella produzione del Parmigiano-Reggiano</em><br />
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</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=t9Xm7LgATgE"><img src="http://img.youtube.com/vi/t9Xm7LgATgE/default.jpg" width="130" height="97" border=0></a></p></p>
<p>CP: La fase del coagulo. Che cosa succede? Succede che da latte liquido passiamo a gel: vedi? E allora alla consistenza giusta decisa dal casaro si inizia a rompere questo… questa massa di gel enorme . Si inizia a rompere con lo spino, che poi vedremo nelle fasi successive, e si cerca di portare la cagliata il più omogeneo possibile  a una granulometria  intorno al grano di frumento.</p>
<p>I: Adesso cosa stai controllando?</p>
<p>CP. Adesso sto controllando quando è il momento giusto…Ok, questo è il momento giusto e adesso lui inizia la fase della spinatura. E’ suddivisa in tre fasi: la prima fase è la rottura, che è una fase molto delicata perché la cagliata è ancora abbastanza debole, dopo c’è la parte dove si prende velocità e la cagliata inizia a contrarsi , a far l’effetto sineresi dove spurga il siero, e  poi l’andiamo a pareggiare con lo spino elettrico.</p>
<p>I: Infatti qua vediamo che va molto piano, no?</p>
<p>CP: Sì, infatti adesso inizia a schiarire, inizia già a vedersi il verde. Questa fase qua… La sua capacità di spinare è molto importante perché se lui sbaglia la spinatura o va troppo forte,  oltre che avere poi delle possibili anomalie durante la fase di asciugatura, si perde anche del formaggio, si perde della resa. In una caldaia così io perderei due chili di formaggio e è facilissimo… Dunque sono fasi che bisogna stare molto concentrati e guardare a quello che si fa.<br />
Questa è la fase veloce, è la fase dove si va ad amalgamare un po’ la cagliata, poi dopo questa fase qua viene messo giù lo spino elettrico che andiamo ad omogeneizzare il tutto.</p>
<p>Ok, siamo arrivati.</p>
<p>I: Questo io penso che sia uno di quei…  di quei passaggi dove il casaro mette la sua impronta , no un po’?</p>
<p>CP: Sì, senz’altro. Se ci sono dei passaggi diciamo di arte sono questi. Sono queste le fasi dove il casaro deve mettere proprio la sua impronta. Ogni fase diciamo che fa il casaro è una fase delicata, e lì, anche nella spillatura del latte  si decide come intervenire sul grasso poi, sulle dosi… sul  rapporto grasso/caseina che anche quello incide sulla qualità del latte.</p>
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		<title>Buon anno all&#8217;insegna dell&#8217;assaggio (professionale) del Parmigiano Reggiano</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jan 2010 13:52:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da tutta la redazione di Emilia By Food, innanzitutto, un augurio per un 2010 gioioso, pieno di serenità e salute.
Non potevamo esimerci dal rendere pubbliche le prossime date dei corsi di assaggio organizzati dall&#8217;APR (Associazione Assaggiatori Parmigiano Reggiano) che prevedono un 1° livello a Parma (gennaio) ed un 2° livello a Reggio Emilia (febbraio). Ecco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da tutta la redazione di Emilia By Food, innanzitutto, un augurio per un 2010 gioioso, pieno di serenità e salute.</p>
<p>Non potevamo esimerci dal rendere pubbliche le prossime date dei corsi di assaggio organizzati dall&#8217;<a href="http://www.assaggiatori.parmigiano-reggiano.it/" target="_blank">APR (Associazione Assaggiatori Parmigiano Reggiano)</a> che prevedono un 1° livello a Parma (gennaio) ed un 2° livello a Reggio Emilia (febbraio). <a href="http://www.assaggiatori.parmigiano-reggiano.it/news_details/it/50011/Programma_corsi_I_semestre_2010.aspx" target="_self">Ecco le date</a>.</p>
<p>E&#8217; un&#8217;ottima occasione per chiunque voglia sviluppare un proprio bagaglio di conoscenze dirette all&#8217;esame sensoriale del Re dei Formaggi.</p>
<p>Conoscenze maggiori rispetto a quelle necessarie per una degustazione di vino. La struttura (durezza, elasticità, friabilità etc&#8230;)  presenta molteplici varianti che devono essere prese in considerazione per valutare un prodotto &#8220;solido&#8221; e che, di conseguenza, costituiscono un insieme di parametri assai interessante da poter utilizzare tutte le volte che si voglia analizzare, con un minimo di oggettività, un cibo.</p>
<p>Senza tralascisare l&#8217;<em>aspetto</em>, che dice sempre tanto rispetto ad un prodotto.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-1085" href="http://www.emiliabyfood.it/buon-anno-allinsegna-dellassaggio-professionale-del-parmigiano-reggiano/img_0116/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1085" title="piatto degustazione di formaggi italiani" src="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/IMG_0116-424x318.jpg" alt="piatto degustazione di formaggi italiani" width="424" height="318" /></a></p>
<p>Per le informazioni relative ai corsi, qui i <a href="http://www.assaggiatori.parmigiano-reggiano.it/sections/it/43858/Contatti.aspx" target="_blank">contatti</a>.</p>
<p>Spargete la voce! La qualità di un prodotto aumenta solo se aumenta anche la massa critica di persone in grado di giudicarlo! <img src='http://www.emiliabyfood.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Video: Aggiunta del caglio per il Parmigiano Reggiano</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quarta puntata del video sulla produzione del Parmigiano Reggiano, come sempre insieme al Mastro Casaro Cristian Pederzoli del Caseificio Castellazzo.
Di seguito al video trovate la trascrizione integrale dell&#8217;intervista.
CP: Cristian Pederzoli, Mastro Casaro del Caseificio Castellazzo.
I: Intervistatore, Andrea Bezzecchi.
Video: Aggiunta del caglio per il Parmigiano Reggiano








CP: Dopo l’aggiunta del siero innesto viene aggiunto il caglio, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quarta puntata del video sulla produzione del Parmigiano Reggiano, come sempre insieme al Mastro Casaro <strong>Cristian Pederzoli </strong>del Caseificio Castellazzo.</p>
<p><strong>Di seguito al video trovate la trascrizione integrale dell&#8217;intervista.</strong></p>
<p>CP: Cristian Pederzoli, Mastro Casaro del Caseificio Castellazzo.<br />
I: Intervistatore, <strong>Andrea Bezzecchi</strong>.</p>
<p><em>Video: Aggiunta del caglio per il Parmigiano Reggiano</em><br />
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</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=4bu-wbqr0Wo"><img src="http://img.youtube.com/vi/4bu-wbqr0Wo/default.jpg" width="130" height="97" border=0></a></p></p>
<p>CP: Dopo l’aggiunta del siero innesto viene aggiunto il caglio, che … è praticamente il caglio che dà l’inizio alla caseificazione. Il caglio che cos’è? Il caglio è un enzima che viene estratto dal vitello lattante che praticamente è il quarto stomaco chiamato abomasi. Ci sono delle ditte con degli impianti speciali dove in modo naturale prendono queste pellette e praticamente le fan diventare polvere, e dopo con questo caglio in polvere viene fatta la dose, poi viene sciolto nell’acqua fredda e una volta che lo aggiungiamo alla miscela dei latti più l’innesto diamo atto alla caseificazione.</p>
<p>I: Io penso che sia molto importante dire la quantità di latte che ci va per fare.. perché qua la caldaia… qua del latte se ne vede, no? Quindi, più o meno che quantità c’è qua?</p>
<p>CP: Ma diciamo che ogni caldaia viene messa una quantità di 12 quintali , che sono 1200 litri di latte, e ogni caldaia si producono due forme. Dunque una forma 6 quintali.</p>
<p>I: Ho visto che hai accelerato il movimento!</p>
<p>CP: Ho accelerato perché così si mescola meglio. Ecco… l’aggiunta di caglio… che cosa succede adesso in caldaia? La proteina della caseina è formata da quattro micelle che praticamente sono tenute insieme da una pellicola, da una micropellicola chiamata macropepetide. E il caglio che cosa fa? Quando aggiungiamo il caglio va a rompere questa pellicola , si lega con la caseina KK che delle quattro micelle è quella più importante, aumenta di peso specifico, precipitando si attrae il grasso e arriva il coagulo, questa è la coagulazione.</p>
<p>I: Una volta ovviamente si faceva tutto un po’ a naso….</p>
<p>CP: Una volta c’era la rotella, dove l’aiuto casaro teneva agitato il latte e venivano fatte le aggiunte con l’aiuto casaro che teneva mescolato.</p>
<p>I: La rotella che cos’era?</p>
<p style="text-align: left;">CP: Un manico di legno con un piatto in fondo, dove in questo modo, agitato diciamo a piccoli tratti e veloce, sotto la caldaia dove c’è il fondo , veniva proprio…veniva mescolato come questo.</p>
<p><a href="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/rame.jpg"><img class="size-full wp-image-1048 aligncenter" title="rame" src="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/rame.jpg" alt="rame" width="448" height="336" /></a></p>
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		<title>Video: Aggiunta del siero innesto</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 16:11:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Seconda puntata del video sulla produzione del Parmigiano Reggiano, insieme al Mastro Casaro Cristian Pederzoli.
Le riprese sono state eseguite a Luglio 2009 nella bella location del Caseificio Castellazzo.
Di seguito al video trovate la trascrizione integrale dell&#8217;intervista.








LE FASI DI LAVORAZIONE DEL PARMIGIANO REGGIANO
3. AGGIUNTA DEL SIERO INNESTO
Cristian Pederzoli, Mastro Casaro del Caseificio Castellazzo, di seguito indicato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Seconda puntata del video sulla produzione del Parmigiano Reggiano, insieme al Mastro Casaro Cristian Pederzoli.</p>
<p>Le riprese sono state eseguite a Luglio 2009 nella bella location del Caseificio Castellazzo.<br />
Di seguito al video trovate la trascrizione integrale dell&#8217;intervista.</p>
<p><span class="youtube">
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</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=dIp1hZOfw64"><img src="http://img.youtube.com/vi/dIp1hZOfw64/default.jpg" width="130" height="97" border=0></a></p></p>
<p>LE FASI DI LAVORAZIONE DEL PARMIGIANO REGGIANO<br />
3. AGGIUNTA DEL SIERO INNESTO</p>
<p>Cristian Pederzoli, Mastro Casaro del Caseificio Castellazzo, di seguito indicato come CP<br />
Intervistatore Andrea Bezzecchi, di seguito indicato come I</p>
<p>CP: Allora il siero innesto che cos’è? Il siero innesto è una coltura di fermenti lattici che deriva dal siero del giorno precedente. Ehm.. Sono dei microrganismi che ci aiutano alla caseificazione : danno un incremento di acidità e di conseguenza strutturano la pasta  e ci aiutano alle.. all’innesto delle fermentazioni che poi si innesteranno in stagionatura.<br />
Questa è una specie di incubatrice. Tutto in modo naturale, noi che cosa possiamo fare? Controlliamo solo le temperature. Mettiamo dentro il siero, fermiamo praticamente la temperatura del siero a una temperatura ideale dove loro si riproducono. Praticamente mangiano quella parte di zucchero che è rimasta nel siero cotto e ogni quaranta minuti si moltiplicano, ma questo avviene tutto in modo naturale. Non possiamo aggiungere niente come diciamo fermentativi o  cose che aiutano la fermentazione. Noi possiamo solo fermare la temperatura per agevolarli, per farli restare nel loro ambiente ideale per  più tempo.<br />
Questa qui è l’aggiunta del siero innesto, dove  praticamente si vuota adagio perché c’è una differenza di pH molto… molto distante, di conseguenza si vuota proprio piano per.. per non.. non fare male, perché comunque il latte è vivo,eh!<br />
I: Quanto sarà in quantità, più o meno, questo siero innesto?<br />
CP: 30 Kg circa.</p>
<p><a href="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/siero-innesto-425x266.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-975" title="siero-innesto-425x266" src="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/siero-innesto-425x266.jpg" alt="siero-innesto-425x266" width="425" height="266" /></a></p>
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		<title>La madre dell&#8217;aceto, questa sconosciuta</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 08:55:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aceto Balsamico]]></category>
		<category><![CDATA[Come si fa]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[madre aceto]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche domenica scorsa mi è stato chiesto (implorato) di procurare &#8220;un po&#8217; di madre&#8221; in un vasetto per &#8220;un amico (ristoratore) disposto a pagare qualsiasi cosa&#8221;.
Senza poi parlare del cliente dagli Stati Uniti ha voluto che gli spedissi a tutti i costi un vasetto con dentro della madre, per poterla utilizzare nella sua produzione casalinga [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche domenica scorsa mi è stato chiesto (implorato) di procurare &#8220;<em>un po&#8217; di madre</em>&#8221; in un vasetto per &#8220;<em>un amico (ristoratore) disposto a pagare qualsiasi cosa&#8221;</em>.</p>
<p>Senza poi parlare del cliente dagli Stati Uniti ha voluto che gli spedissi a tutti i costi un vasetto con dentro della madre, per poterla utilizzare nella sua produzione casalinga di aceto.</p>
<p>Un passo indietro. Ma cos&#8217;è &#8217;sta <em>madre</em>?</p>
<p>Molti di noi l&#8217;avranno vista nelle botti o nelle damigiane dove i nonni mettevano i rimasugli del vino.</p>
<p>Quella sostanza gelatinosa che si forma (solitamente) sulla superficie del liquido. Un po&#8217; blob, un po&#8217; budino, sostanza semi-spaventosa che non si sa bene come trattare e che, nell&#8217;immaginario collettivo, è portatrice  di rigogliosa vitalità millenaria.</p>
<p style="text-align: center;">Questa qui</p>
<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-564" href="http://www.emiliabyfood.it/la-madre-dellaceto-questa-sconosciuta/img_4900/"><img class="aligncenter" title="IMG_4900" src="../wp-content/uploads/IMG_4900-424x318.jpg" alt="IMG_4900" width="424" height="318" /></a></p>
<p>Soggetta a pratiche tipiche a quelle di un neonato tipo: lavaggio, carezze, sostituzione dello strato piu&#8217; vecchio etc &#8230; la madre dell&#8217;aceto è in realtà solo un <strong>veicolo</strong>.</p>
<p>Infatti non vorrei sfatare troppi miti ma a mio modesto parere sarebbe meglio (e talvolta più conveniente), comprendere come la madre, <strong>da sola</strong>, non è certo fondamentale per il nostro caro aceto.</p>
<p>E&#8217; vero che nasce e che vive rigogliosa in quei sostrati (vino o altri fermentati, sidro di mela o di pera) &#8220;acetosi&#8221; MA non è detto che i batteri necessari all&#8217;acetificazione siano attivi e soprattutto che, se spostata in altri lidi, non è per niente detto che funzioni come <em>starter</em> perfetto</p>
<p>E questo per due motivi:</p>
<p>1- gli acetobatteri (i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Acido_acetico">microrganismi</a> che ossidano l&#8217;etanolo in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Acetaldeide">acetaldeide</a> e poi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Acido_acetico">acido acetico</a>) sono molto permalosi e rispondono perfettamente ad una delle <a href="http://www.leggidimurphy.it/">leggi di Murphy</a>: se li cerchi non arrivano, se li temi attaccano di sicuro <img src='http://www.emiliabyfood.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Come ha dimostrato anche il <a href="http://www.dipsaa.unimore.it/ita/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=18&amp;Itemid=18">Prof. Giudici</a> del dipartimento di scienze agrarie e degli alimenti dell&#8217; Università di Modena e Reggio Emilia, è difficilissimo (praticamente impossibile) riprodurre culture starter di acetobatteri, nonostante si creino (in laboratorio) le migliori condizioni.</p>
<p>2- la madre non è nient&#8217;altro che <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cellulosa"><strong>cellulosa</strong></a>. Gli acetobatteri, nel loro instancabile lavoro, la producono probabilmente come &#8220;residuo&#8221; di lavorazione. Si forma a strati, uno sopra l&#8217;altro, sempre alla ricerca dell&#8217;aria, dell&#8217;ossigeno. Gli acetobatteri sono aerobici a più non posso.</p>
<p>Per questo la madre veniva spesso &#8220;rinnovata&#8221; prendendola fuori, &#8220;sfogliandola&#8221; e buttando gli strati vecchi e lavandola con aceto di vino per &#8220;rigenerarla&#8221;.</p>
<p>Ma ciò che la faceva funziononare non era certo la cellulosa di cui era composta, semmai il lavaggio stesso! <img src='http://www.emiliabyfood.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>In più, come ogni veicolo, può portare passeggeri graditi, ma anche Sgraditissimi!</p>
<p>Una prova del fatto che la madre, altro non è che un bel foglio di carta?</p>
<p><a rel="attachment wp-att-560" href="http://www.emiliabyfood.it/la-madre-dellaceto-questa-sconosciuta/img_4902/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-560" title="La madre (essicata) dell'aceto" src="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/IMG_4902-424x318.jpg" alt="La madre (essicata) dell'aceto" width="424" height="318" /></a></p>
<p>Questa cosa rinsecchita è madre lasciata al sole, e&#8217; scura perche&#8217; ovviamente viene da vino rosso ma se fosse da vino bianco (o da sidro di mela etc&#8230;) e se la tenessimo bella tirata mentre si asciuga, diventerebbe una pergamena <img src='http://www.emiliabyfood.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Ma allora, se la madre non è utile,  cos&#8217;è necessario utilizzare?</p>
<p>Se proprio poprio, tanto vale prendere un po&#8217; di prodotto (il liquido) in acetificazione, che sia ovviamente sano, giovane e vigoroso (si può testare per vedere se nel tempo l&#8217;acidità è in salita) e semplicemente mescolarlo a quello che si vuole acetificare che dovrà, ovviamente, essere tenuto nelle migliori condizioni possibili ed ideali per l&#8217;acetificazione (caldo e aria).</p>
<p>Negli ultimi tempi l&#8217;attenzione si è spostata più sui <strong>veli</strong> che sulle madri.</p>
<p>Veli, così tanto ricercati nei mosti cotti per il Balsamico, assolutamente difficili da avere, sono comunque un segnale di grande attività.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-568" href="http://www.emiliabyfood.it/la-madre-dellaceto-questa-sconosciuta/img_4897/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-568" title="IMG_4897" src="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/IMG_4897-424x318.jpg" alt="IMG_4897" width="424" height="318" /></a></p>
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		<title>Video: Affioramento e miscelatura Parmigiano Reggiano</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 10:26:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;idea era quella di produrre un video sulla produzione del Parmigiano Reggiano, così abbiamo chiesto al Mastro Casaro Cristian Pederzoli di raccontarci il suo lavoro.
Pensavamo che il protagonista sarebbe stato il Re dei formaggi, ma ci siamo resi conto conto che i veri interpreti sono l&#8217;amore e la dedizione senza i quali il risultato non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;idea era quella di produrre un <strong>video sulla produzione del Parmigiano Reggiano,</strong> così abbiamo chiesto al Mastro Casaro Cristian Pederzoli di raccontarci il suo lavoro.<br />
Pensavamo che il protagonista sarebbe stato il Re dei formaggi, ma ci siamo resi conto conto che i veri interpreti sono l&#8217;amore e la dedizione senza i quali il risultato non sarebbe possibile.</p>
<p>Non perderti questa <strong>prima puntata</strong> del video.<br />
Le riprese sono state eseguite a Luglio 2009 nella bella location del Caseificio Castellazzo.<br />
L&#8217;intervistatore è Andrea Bezzecchi .</p>
<p><strong>SurbirTV: Affioramento e miscelatura del Parmigiano Reggiano.</strong><br />
<span class="youtube">
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</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=UkHL19A8K_A"><img src="http://img.youtube.com/vi/UkHL19A8K_A/default.jpg" width="130" height="97" border=0></a></p></p>
<p>LE FASI DI LAVORAZIONE DEL PARMIGIANO REGGIANO</p>
<p>2. AFFIORAMENTO E MISCELATURA</p>
<p>Cristian Pederzoli, Mastro Casaro del Caseificio Castellazzo, di seguito indicato come CP<br />
Intervistatore, di seguito indicato come I.</p>
<p>CP: Il Parmigiano Reggiano è un formaggio semigrasso, perché è composto da due mungiture: una mungitura della sera che passa la notte e viene affiorata , dunque è latte parzialmente scremato in modo naturale, e una mungitura del mattino che viene munto il latte e viene aggiunto subito in caldaia, che è latte intero. E’ chiamato…diciamo, è detto semigrasso proprio perché una delle munte viene fatta affiorare.<br />
Qui vediamo la.. solo la munta del pomeriggio, la munta della sera, questo è latte magro, e passiamo nelle caldaie successive dove è stato aggiunto il latte del mattino per miscelarlo. Adesso questo signore qua sta facendo l’aggiunta.<br />
I: Ti volevo fare una domanda relativamente proprio al latte. Tu riesci a vedere subito se è un latte di buona qualità o no?<br />
CP: Allora, diciamo che la prima verifica che fa il casaro è che quando si sveglia che molla, che molla giù il latte ,che cosa vede: vede che la panna può avere dei requisiti più o meno belli. Ad esempio, noi diciamo che se la panna “la fa…la fa la bosa d’arans”, fa la buccia d’arancio nelle vasche, vuol dire che c’è un… siamo in presenza di un latte non anomalo ma maturo, che ha bisogno, per un risultato buono, di essere trattato in modo diverso.<br />
I : Ho capito. Quindi l’affioramento avviene in queste vasche, vero?<br />
CP: L’affioramento avviene in queste vasche . Naturalmente il locale, durante la notte, viene tutto climatizzato. Si inizia già dal pomeriggio, già  un’ora prima della raccolta del latte si inzia a climatizzare tutto questo… diciamo questo ambiente , dove creiamo la situazione ideale al latte di star bene.<br />
I: Allora , una volta la climatizzazione non c’era, e quindi?<br />
CP: Una volta la climatizzazione non c’era, e quindi…  perché la gente voleva il “verneng”   una volta? Perché il vernengo è un formaggio che veniva prodotto d’inverno e si manteneva più buono.<br />
Il perché…perché il latte era meno acido . D’estate invece, che non c’erano tutte queste maxi- strutture che aiutavano al mantenimento del latte durante la notte, che cosa succedeva? Che il latte , che il latte maturava di più, acidificava di più  e avevamo un formaggio non di scarsa qualità,  però un formaggio di qualità inferiore.</p>
<p>Curiosità? Commenti? <strong>Scrivici.</strong></p>
<p>Stefano</p>
<p><a href="../wp-content/uploads/affioramento-478x300.jpg"><img title="affioramento-478x300" src="../wp-content/uploads/affioramento-478x300-425x266.jpg" alt="affioramento-478x300" width="425" height="266" /></a></p>
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		<title>Video: Raccolta e conferimento del latte</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 13:43:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Iniziamo le trasmissioni di SurbirTV con il video della raccolta e conferimento del latte.
E&#8217; stato girato all&#8217;alba (ci siamo alzati alle 5!) in accordo con i ritmi della natura e delle vacche.
Abbiamo scelto di non mettere lo speaker per lasciare spazio alla poesia e all&#8217;afrore delle vacche da cui origina il Re dei formaggi.
Da qui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Iniziamo le trasmissioni di SurbirTV con il video della raccolta e conferimento del latte.<br />
E&#8217; stato girato all&#8217;alba (ci siamo alzati alle 5!) in accordo con i ritmi della natura e delle vacche.<br />
Abbiamo scelto di non mettere lo speaker per lasciare spazio alla poesia e all&#8217;afrore delle vacche da cui origina il Re dei formaggi.<br />
Da qui nasce il Parmigiano Reggiano.<br />
Neorealista?</p>
<p>Surbir TV: Raccolta e conferimento del latte<br />
<span class="youtube">
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<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/4yEmsENIRcw&amp;rel=0&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=0&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0" />
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<param name="wmode" value="transparent" />
</object>
</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=4yEmsENIRcw"><img src="http://img.youtube.com/vi/4yEmsENIRcw/default.jpg" width="130" height="97" border=0></a></p></p>
<p>Un grande ringraziamento all&#8217;Azienda Agricola Pignagnoli e al Caseificio Castellazzo.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-356" title="video3" src="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/video3-425x239.jpg" alt="video3" width="425" height="239" /></p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-353" title="video1" src="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/video1-425x237.jpg" alt="video1" width="425" height="237" /></p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-354" title="video2" src="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/video2-425x238.jpg" alt="video2" width="425" height="238" /></p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-359" title="sigla478x300" src="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/sigla478x300-425x266.jpg" alt="sigla478x300" width="425" height="266" /></p>
<p>Stay tuned.</p>
<p>Stefano.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>E&#8217; tempo di sugo!!</title>
		<link>http://www.emiliabyfood.it/e-tempo-di-sugo/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 14:54:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Come si fa]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[mosto]]></category>

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		<description><![CDATA[

E&#8217; tempo di vendemmia, è tempo di uva, mosto, moscerini e sugo!
Chi non si ricorda questo &#8220;budino&#8221; al gusto d&#8217;uva un po&#8217; cotta che si incominciava a mangiare durante le prime sere d&#8217;autunno?
Per chi non l&#8217;avesse mai sentito o per chi lo volesse fare, ecco la ricettina:
- 1 litro di mosto fresco di uva (meglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-304" href="http://www.emiliabyfood.it/e-tempo-di-sugo/sugo/"></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/sugo1.jpg"><img class="size-medium wp-image-311 aligncenter" title="sugo" src="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/sugo1-425x283.jpg" alt="sugo" width="425" height="283" /></a></p>
<p>E&#8217; tempo di vendemmia, è tempo di uva, mosto, moscerini e sugo!</p>
<p>Chi non si ricorda questo &#8220;budino&#8221; al gusto d&#8217;uva un po&#8217; cotta che si incominciava a mangiare durante le prime sere d&#8217;autunno?</p>
<p>Per chi non l&#8217;avesse mai sentito o per chi lo volesse fare, ecco la ricettina:</p>
<p>- 1 litro di mosto fresco di uva (meglio se nera) filtrato</p>
<p>- 200 g di farina</p>
<p>Mettete a bollire il mosto d&#8217;uva, ricordando di schiumarlo almeno all&#8217;inizio. Dopo circa un&#8217;ora, calate la farina poco per volta, seguitando a mescolare con un cucchiaio di legno. Trascorsi pochi minuti, spegnete il fuoco, versate il composto in scodelle o ciotoline e lasciate raffreddare.
</p>
<p style="text-align: center;"><em>Ricetta tratta da <strong>La cucina dell&#8217;Emilia Romagna</strong> di Alessandro Molinari Pradelli &#8211; Newton &amp; Compton Ed.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><a href="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/erasugo.jpg"><img class="size-medium wp-image-312 aligncenter" title="erasugo" src="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/erasugo-425x283.jpg" alt="erasugo" width="425" height="283" /></a><br />
</em></p>
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		<title>Il seminario sulla cottura del mosto per il Balsamico Tradizionale</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 18:08:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aceto Balsamico]]></category>
		<category><![CDATA[Come si fa]]></category>
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Ieri sera si è tenuto, nella sala civica della Rocca Gonzaga di Novellara, il seminario sulla cottura e sulla successiva fermentazione del mosto per il Balsamico Tradizionale.



Ho già detto qualcosa qui, in un post dove, prendendo spunto dalla cottura del mosto (siamo nel periodo topico!) allargavo il discorso al concetto del rapporto tra acidità e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-292" href="http://www.emiliabyfood.it/il-seminario-sulla-cottura-del-mosto-per-il-balsamico-tradizionale/attachment/28092009524/"><br />
</a>
</p>
<p style="text-align: left;">Ieri sera si è tenuto, nella sala civica della Rocca Gonzaga di Novellara, il seminario sulla cottura e sulla successiva fermentazione del mosto per il <a href="http://www.acetobalsamicotradizionale.it/">Balsamico Tradizionale</a>.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-292" href="http://www.emiliabyfood.it/il-seminario-sulla-cottura-del-mosto-per-il-balsamico-tradizionale/attachment/28092009524/"><img title="28092009524" src="http://www.emiliabyfood.it/wp-content/uploads/28092009524-425x318.jpg" alt="28092009524" width="425" height="318" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: left;">Ho già detto qualcosa <a href="http://fienileinfermento.blogspot.com/2009/08/la-cottura-del-mosto-e-il-dilemma.html">qui, in un post dove</a>, prendendo spunto dalla cottura del mosto (siamo nel periodo topico!) allargavo il discorso al concetto del rapporto tra acidità e dolcezza. Rapporto che, negli ultimi anni, si è completamente sbilanciato a favore del &#8220;dolce&#8221;.</p>
<p style="text-align: left;">Ieri sono saltati fuori aspetti interessanti.</p>
<p style="text-align: left;">Ad esempio, dati alla mano, negli ultimi anni di <a href="http://www.museodelbalsamicotradizionale.org/ita/pages/consorteria/palio.htm">Palio di San Giovanni</a> (per chi non lo sapesse, è il &#8220;concorso&#8221; per il miglior Aceto Balsamico Tradizionale che si tiene a Spilamberto, organizzato dai bravissimi della <a href="http://www.museodelbalsamicotradizionale.org/ita/pages/consorteria/index.htm">Consorteria</a>), l&#8217;acidità media dei campioni di Balsamico (passati ai quarti) è calata del 13% mentre la concentrazione zuccherina è aumentata del 17%.</p>
<p style="text-align: left;">Tutto questo perchè era invalso l&#8217;uso, tra gli anni &#8216;70 e &#8216;90, di rincalzare le batterie con mosto molto ma molto concentrato. Tutto questo frutto di quella che è stata sapientemente definita dal bravo relatore (il dott. Vincenzo Ferrari Amorotti) &#8220;<em>fretta Balsamica</em>&#8220;. Infatti, aggiungere mosto molto concentrato alle batterie dà l&#8217;impressione di accorciare i tempi di quel percorso che porterebbe al raggiungimento della densità, ma nel contempo è come &#8220;ammazzare&#8221; tutta la vita presente nelle botticelle perche&#8217; tali concentrazioni zuccherine non permettono di certo ai lieviti e/o acetobatteri di vivere, facendo così calare drasticamente l&#8217;acidità.</p>
<p style="text-align: left;">Inoltre, sembra che il parametro da utilizzare nella cottura del mosto non sia più quello della concentrazione che si vuole raggiungere, bensì quello temporale.</p>
<p style="text-align: left;">Già negli ultimi anni la tendenza alle cotture più brevi è stata particolarmente caldeggiata da università, consorterie e confraternite varie, ma a questo punto si potrebbe dire che c&#8217;è stato un vero e proprio punto di svolta.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Adesso il dogma è &#8220;non cuocere più di 12-14 ore&#8221; (e cuocere solo uve con più di 18 gradi <a href="http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=463">Babo</a>)</strong></p>
<p style="text-align: left;">Perchè? Ma perchè innanzitutto la concentrazione sarà bassa e quindi la fermentazione migliore (anche e soprattutto dal punto di vista del tipo di lieviti che attaccheranno il mosto) e poi perchè è la stessa Tradizione che ce lo dice.<br />
Una volta tutti avevano le vacche in casa. E chi cuoceva il mosto lo faceva dalla mattina presto, verso le 5 per intenderci, alla prima mungitura, e staccava alla sera verso le 17/18. Semplice. E guarda caso, ricerche della Facoltà di Agraria dell&#8217;Univ. di Modena e Reggio Emilia, dicono che dalla 14esima ora in poi i furfurali schizzano a valori piuttosto alti.
</p>
<p style="text-align: left;">Ma quest&#8217;ultimo argomento lo tratteremo meglio un&#8217;altra volta <img src='http://www.emiliabyfood.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
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