I prezzi del Parmigiano Reggiano

Il Parmigiano Reggiano costituisce circa l’80% del giro d’affari del comparto agroalimentare della provincia di Reggio Emilia, inutile quindi dire che la questione prezzi, da queste parti, è particolarmente sentita.

Sensibilità, quella relativa ai prezzi, che è condivisa ovviamente anche dal consumatore finale.

L’andamento del prezzo (ricordiamo, all’ingrosso) è cosa pubblica, perchè contrattato ogni settimana presso le borse merci delle Camere di Commercio.

Qui un primo grafico che dimostra le variazioni rispetto agli ultimi 2 anni (fonte www.clal.it).

milano_prezzo_parmigiano_reggiano_stag_24mesi_scelto01

L’andamento ha preso una tendenza decisamente “rialzista” verso fine 2009, continuando inninterrottamente per tutto il 2010, ed ha incominciato (nelle ultime settimane) ad avere una leggera flessione.

Facendo i cosiddetti conti della serva, dal 2009 ad oggi, il prezzo ha avuto un aumento di circa il 50%. :-O

Come si nota da questo ulteriore grafico, il livello di prezzi attuale è il più alto mai registrato (dal 1996); la curva appena iniziata che si vede potrebbe essere quella che segna la tendenza al ribasso tipica dell’andamento storico altalenante.

milano_confronto_prezzi_parmigiano_reggiano_stag_12mesi_24mesi

Non ci interessa qui trattare le quotazioni del prezzo del Parmigiano Reggiano come se fossero azioni, non saprei da che parte iniziare.

Certo è che i numeri e questi grafici sono veramente molto interessanti e valido strumento per alcune considerazioni.

1- quali sono le motivazioni di questo incredibile rialzo?

2- il prezzo raggiunto, è quello “giusto”? Il prodotto Parmigiano Reggiano, merita cioè un prezzo così?

3- come si comporteranno i produttori, alla luce dei prezzi raggiunti?

Nell’attesa di vedere come sarà l’andamento fino a fine anno, ecco le mie risposte alla luce di quanto visto negli ultimi anni:

1- probabilmente il rialzo è stato generato dalla nuova politica del Consorzio che, anche grazie ad un cambio di statuto epocale, ha trovato nuovi strumenti per la promozione del Re dei formaggi. In buona sostanza, attraverso il ritiro di più di 100.000 forme/anno, l’andamento del prezzo si è decisamente ripreso.

Sorge spontanea la considerazione che, di fatto, l’offerta fosse eccessiva rispetto alla domanda (e non, secondo un altro modo di vedere, che non si comunica abbastanza bene un prodotto unico).

2 – Il prezzo è alto, ma relativamente ad altri formaggi E’ ANCORA BASSO!!! quanto costano altri latticini/formaggi fatti in giornata dove l’acqua è quasi il costituente principale?

3 – i produttori in modo lungimirante (ironico), correranno a comprare altre vacche per aumentare la produzione. E tra due anni piangeranno di nuovo, come piangevano quando il prezzo era basso, e come piangono tuttora perchè è troppo alto. Per favore, qualcuno gli dica che sono loro ad avere in mano la produzione!!

Nel frattempo, problema comune a moltissimi Consorzi di prodotti “tipici” (DOP, IGP…) , si studiano norme per “programmare” la produzione, dove programmare sta per “imporre dei livelli produttivi, senza i quali il prezzo rischia costantemente il tracollo, senza che ci siano problemi con l’antiTrust”.

I produttori non riescono insomma a darsi una regolata da soli, gli organi preposti alla comunicazione non riescono a comunicare quanto questo prodotto sia unico e sia imparagonabile ad una mozzarella che, al mercato, costa di più di un prodotto stagionato 2 anni.

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Almeno, ci pensano gli americani a comuicarlo bene! :)

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