Vigna Migliolungo, Cantina Sociale di Arceto e Regio Istituto Zanelli

Alla fine del 1800, nasceva a Reggio per volontà regia, l’Istituto Agrario Zanelli, che divenne ben presto noto, in ambito di scienza agricola, per essere fra i primi e migliori d’Italia nel suo genere, per docenti e progetti realizzati.

A tutt’oggi l’Istituto rimane un riferimento, nel suo genere, anche, forse, per la vocazione preminentemente agricola e zootecnica del territorio reggiano, che lo ha poi affiancato con, per molti anni, l’unica realtà universitaria locale di agraria.

All’Istituto Zanelli, dove giungono docenti da tutta Italia, sono in essere progetti assai interessanti, di recupero di antiche varietà ortofrutticole (frutti e piante), nonchè della ormai conosciutissima Vacca Rossa Reggiana, ormai considerata la miglior interprete del prodotto caseario base del nostro Reggiano Parmigiano.

Tra i frutti antichi, le vetuste VARIETA’ VITICOLE Reggiane hanno avuto, qui nei prati attigui all’Istituto, la loro centralità, allargando il semplice esercizio di recupero di singoli ceppi, nell’impianto invece di un vero vigneto, chiamato “MIGLIOLUNGO”.

Ne nacque così la speranza, per allievi e docenti, di poterlo tradurre in vino, tuttavia per alcuni anni le cantine reggiane interpellate non raccolsero la sfida, vedendola come un inutile gioco di scienza e non di numeri di vendita e produzione.

Stà di fatto che CANTINA SOCIALE di ARCETO, nella persona di LUCA TOGNOLI, il suo enologo, si lasciò conquistare dal progetto e provò a vinificare le uve ANTICHE rosse, qui mixate nel numero di 40, di cui 21 Lambrusche. E ne uscì un vino, che dagli scaffali dell’Enoteca Le Querce, dove dapprima venne venduto, non riusciva neanche ad arrivare dato che gli avventori un pò per il basso costo, un pò per quel “ricordo del lambrusco d’una volta”, lo bruciavano via in men che non si dica.

bottiglie

La vigna aumentò le sue proporzioni iniziali e crebbero di numero le bottiglie, oggi 12.000, decretando la fama dei 3 interpreti della vicenda: Istituto Zanelli, le Antiche Varietà e Cantina d’Arceto. Tutti contenti insomma, fino ad arrivare increduli alla passerella inaspettata della rivista di settore Spirito Divino che, in una ormai storica degustazione alla cieca di Lambruschi, lo definì in assoluto il migliore fra tutti.

E così luci della ribalta e affezionato pubblico, hanno rilanciato anche per Reggio il mito delle uve autoctone: siamo quasi certi che altri accetteranno la sfida del recupero archeologico delle Uve Antiche Reggiane.

Laura Zini

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Comments (2)

  1. Massimo scrive:

    Se non sbaglio fu’ un ” sole ” di Veronelli 7/8 anni fa..

  2. Laura Zini scrive:

    Infatti già alla prima uscita attirò su di sè gli sgaurdi interessati del Luigi, assolutamente interessato a tutto ciò che sapeva d’autoctono, in un momento in cui ancora il fattore moda non si stava registrando come oggi, e occorreva una buona dose di coraggio nel credere a codesti rispettabilissimi progetti di recupero.

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